TARANTO-MESSINA: LA PARTITA DALLA CURVA

Dopo una settimana a disquisire se fosse giusto o sbagliato riaprire la curva sud anche ai tifosi del Taranto, ecco il Messina, avversario che dovrebbe stimolare il tifoso medio a gremire gli spalti dello Iacovone. Infatti i circa 4000 presenti, biglietto più biglietto meno, sono sicuramente il dato medio su cui fare riferimento per il proseguo della stagione, dopo le abbuffate di inizio stagione  (i 6000 in coppa col Melfi, i 9700 col Matera e i 7000 con Siracusa e Catania).

La classifica pesa, le prestazioni recenti  (soprattutto quella col Fondi) fanno il resto. Ora serve l’inversione di tendenza, che in parte sta avvenendo. Due pareggi sono comunque due risultati positivi, anche per come sono arrivati, uno ottenuto fuori casa e per un’ora in vantaggio, puniti allo scadere su un calcio d’angolo, l’altro in casa contro una squadra a mio parere di un livello superiore, il Messina, recuperando lo svantaggio del primo tempo.

La curva vuole vincere, il coro scandito più volte, bisogna vincere in casa per costruire la salvezza tra le mura amiche. Presenti una cinquantina di messinesi nella Sud, troppo pochi per sentirne la voce. Il Taranto inizia con un buon piglio, si vedono in campo sia Sampietro che Pirrone, ma la coppia non funziona. Dal passo simile, in curva li scambiano spesso, quindi l’errore di Pirrone che spiana la strada a Pozzebon per il vantaggio siciliano, porta qualcuno ad ‘apostrofare’ Sampietro, e viceversa in altre occasioni. Effetto collaterale di una squadra che non ha ancora un undici base, ma soprattutto priva di una coppia di centrocampisti titolari.

In avanti il solito sgusciante Bollino e un Viola sottotono, girano attorno a Magnaghi, che si libera al tiro nel primo tempo, tanto che uno dice ‘amme viste nu tire de Magnaghe…’ Sarà una partita difficile per lui. Beccato in continuazione, l’avrei lasciato negli spogliatoi, per evitargli fischi. Invece il Capitano lo tiene in campo e, forse anche a causa dei cambi forzati di Sampietro e Bollino, gioca tutta la gara in un clima non certo ideale per lui. Il Messina fa la sua onesta partita, va in vantaggio a ‘caso’, ma poi gestisce bene la gara contro un Taranto mai veramente pericoloso. ‘Ci manca il puntero’ dice un tifoso che forse il sabato vede segnare attaccanti argentini con squadre più blasonate. Qualcuno si chiede perché sia stato esonerato Papagni ‘…ca quiste so le sciucature…’.

Il secondo tempo inizio con la traversa del Messina e la curva che comincia a rumoreggiare. Il pari arriva improvviso, invenzione di Bollino, e gol di Nigro, che dimostra di essere l’unico centrocampista che ha nelle sue corde anche l’inserimento in area avversaria. Nel frattempo passiamo al 4-4-2, e gli ingressi di Paolucci e Losicco danno qualcosa in più al centrocampo rossoblu in dinamismo. Un missile al volo di Losicco per poco non s’infila all’incrocio e adesso quasi quasi ci crediamo. Cinque di recupero, la gente vorrebbe una squadra che cerchi rabbiosamente la vittoria, invece si sprecano palloni incredibili con passaggi sbagliati e l’ultimo pallone crossato direttamente sul fondo da Viola. Fischi finali, la maggioranza lascia gli spalti velocemente. Bisogna ripartire da alcune indicazioni che la partita ha dato, serve un centravanti, potrebbe essere Viola, con Potenza e Bollino a supporto per un attacco leggero si, ma veloce e imprevedibile.

Col rientro di Stendardo, Nigro a centrocampo, per sfruttarne anche gli inserimenti, e le buone prove di Paolucci e Losicco, che sembrano avere più gamba di Pirrone e Sampietro. Un’ultima parola per lo speaker: mio figlio, convinto che Ciccio Piepoli e Gianni Sebastio fossero la stessa persona, mi ha chiesto ‘papà perché non c’è più Gianni?’ Quindi ho dovuto spiegargli la differenza tra uno speaker e un telecronista, senza comunque riuscire a soddisfare la sua domanda. Comunque, si sente poco, e poi non vogliamo sapere chi è il marcatore della squadra avversaria, siamo già abbastanza nervosi quando prendiamo gol.

Ovviamente si scherza. Forza Taranto.

GABRIELE FRANCHINI

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