AH…MU’ RECORDE! DAVIDE DIONIGI IL DOPPIO EX.

Il calcio a Taranto, più che in ogni altra città d’Italia, non ha avuto la fortuna che forse meritava, almeno non in proporzione alla fame e alla passione verso la squadra rossoblu del pubblico tarantino. Un amore non corrisposto, o almeno non pienamente, quello tra la città dei due mari e il pallone. Negli anni 70, il migliore per il calcio Jonico, la tragedia di Iacovone ha rappresentato l’apoteosi del sogno infranto. Ma un refrain quasi sistematico ha privato la gente della gioia finale, anche quando il traguardo era lì, a pochi passi. Anche quando tutto sembrava già scritto, con momenti, nel corso dei campionati, che noi tifosi chiamiamo ‘segnali’, che portavano ad un unico pensiero: è l’anno nostro.

dionDavide Dionigi era già stato calciatore del Taranto, a fine carriera sì, ma dalla classe ancora cristallina, undici gol e tanti infortuni, nell’era Blasi. Aveva vissuto le sue migliori stagioni proprio a Reggio Calabria, con gli amaranto del presidente Foti. La società di D’Addario lo chiamò per dirigere la squadra, nel 2010, a stagione in corso, con sorpresa da parte dell’ambiente, e anche diffidenza verso un giovane inesperto del ruolo di allenatore.

Quello che ha fatto lo conosciamo tutti: una rimonta entusiasmante nel 2011, culminata con il playoff contro l’Atletico Roma e una semifinale di ritorno che rimarrà per sempre negli occhi e nei cuori dei tifosi rossoblu. Tutto perfetto, società, tifosi (uno spettacolo i 3500 del Flaminio), squadra. Ma ecco ancora la beffa, atroce, quasi ormai inaspettata. Ecco il Padella qualunque, infrangere i sogni di una città intera, e correre a festeggiare con i compagni e qualche decina di amici e familiari, supporters d’occasione di una squadra che da lì a un mesetto non esisterà più. Cosa può esserci di peggiore? Nulla penserebbe un tifoso normale di una squadra normale. Ma noi a Taranto abbiamo visto di peggio. Il campionato 2011-12, sembrava costruito su misura per il Taranto. Inseriti nel girone A per la prima volta nella storia, a inizio stagione si faticava a capire chi poteva essere l’avversario credibile per la corsa alla serie B. Non ce n’erano. La Ternana ripescata si ergeva subito a sorpresa, classica, del campionato. Ma un Taranto che ha macinato record (miglior difesa d’Italia, solo 2 sconfitte e 24 gare utili consecutive) si è arreso a sé stesso. Questa volta è venuta meno la società, ai proclami di grandezza mai visti né sentiti a queste latitudini, non sono seguiti i fatti. Sette punti di penalità, e un campionato trionfale si è trasformato nell’ennesima apoteosi del dramma. Un playoff giocato contro l’universo intero, la crisi societaria, il fato, il sistema, chiamatelo come volete o pensatela come vi pare, tre gol annullati, una prova al limite del rassegnato al ritorno in casa e la Pro Vercelli dei ragazzini che va in B,  dopo 60 anni, nonostante venti punti in meno e l’irriverenza di un dito medio, simbolo più che esplicito di un finale tristemente simile ad altri.

Quel Taranto, con due-tre ritocchi in B avrebbe fatto i playoff. Con Dionigi al timone di quella nave chiamata Taranto, come lui stesso la definì in quella famosa intervista di dicembre 2011, a cui non sarebbe bastato lo Iacovone intero per contenerne l’equipaggio.

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