SOGNI ETERNI O IMMINENTI REALTA’ ?

Devo ammettere che raccontare favole non è mai stato il mio forte, figurariamoci poi se dovessi cimentarmi nello scriverle, un vero disastro.
Tanto più, quando i protagonisti di questa potenziale favola sono di per sè personaggi che, fermerebbero sulla punta della penna dello scrivente il fatidico “vissero felici e contenti”.

Vi confesso che è cosi tanto la curiosità di vedere cosa verrebbe fuori che quasi quasi, butto giù qualche rigo…(mi raccomando non raccontatela ai bimbi).

C’era una volta una città INCANTATA O STREGATA (a voi la scelta), che racchiudeva in sè tante meraviglie, il mare, il ricco porto commerciale (licenza poetica), il borgo antico e un fantastico palazzo dove al suo interno vi erano custoditi numerosi oggetti che raccontavano la storia del mondo intero (questo ai bimbi ditelo). Oltre a queste cose la città custodiva due creature mitologiche, fatte di acciaio e calcestruzzo, uno era un colosso che produceva (il passato è d’obbligo) lavoro, acciaio e morte, l’altro invece produceva (il passato è d’obbligo) divertimento per il popolo, dava lustro alla città e custodiva in sè la storia di numerose generazioni che concludevano lì la loro settimana di fatiche delusioni e gioie (quelle poche oramai, presente è d’obbligo). Ma la nostra favola non è fatta solo di oggetti, ci sono anche persone, oltre quelle che affollavano L’ILVA E LO IACOVONE (vere protagoniste della favola) ci sono i coprotagonisti, che più volte durante il corso della storia hanno cercato di sovvertire l’ordine delle cose, volendosi sostituire ai veri protagonisti.

Ed è cosi che nella favola irrompono dei personaggi che dicevano al popolo di volere il loro bene, dicevano di voler lavorare per il futuro di questa città incantata. Dapprima c’è un personaggio al quale daremo un nome di fantasia Penelope, la dama aveva un ruolo davvero importante per la città, lei aiutava le persone bisognose, ma a un certo punto della sue esistenza decise che ella stessa aveva bisogno di coronare un piccolo sogno, ovvero possedere uno dei beni del popolo, la squadra di calcio. Poi vi sono due personaggi che chiameremo Gaspare e Melchiorre, un maschietto corpulento il primo e una donna che amava vivere in case estremamente fortificate. Questi due personaggi ambivano a diventare Re o REGINA di questo fantastico mondo, al popolo promettevano, promettevano…vabbè insomma qualcosa la promettevano. Come ultimo personaggio vi è il Paesano, lui era un personaggio molto ecclettico, il popolo ogni qual volta si parlava di lui fremeva, a dir la verità qualcuno mugugnava anche, ma lui della città era davvero innamorato, e lo era di più ancora della sua squadra di calcio e guarda un pò te anche del mostro di calcestruzzo e ferro…

Ci fu un momento della storia della città in cui i destini dei nostri coprotagonisti si intrecciarono, tutte queste persone che volevano il bene della città decisero che il destino del popolo poteva passare dalla creazione di un mondo magico, di un mondo in cui ogni sogno poteva divenire realtà (tranquilli non è il parco acquatico al posto dell’ILVA). Pensavano che il popolo della città potesse vedere realizzarsi una piccola cittadella dove ognuno poteva esercitare il proprio sport, la propria passione, dove i bambini lontani (fisicamente) dal mostro di acciaio, potessero correre felici, dove i grandi potevano passeggiare per le locande e i mercati creati attorno allo STADIO (CHIAMEREMO COSI IL MOSTRO DI CALCESTRUZZO) .

La piccola Penelope indaffarata nelle sue faccende , non capì la vera opportunità per il popolo , e decise di proseguire i suoi interessi , continuando a gestire la squadra di calcio locale . Il Paesano , era colui che decisi di mettere i denari necassari per far divertire il popolo, e così continuava a tessere accordi qua e là per la città pur di realizzare il suo sogno. Gaspare e Melchiorre invece cercavano di capire l’utilità che potesse avere UNA CITTADELLA DELLO SPORT , in una città che amava solo il calcio (questo e’ quello che si voleva far credere).

Tutto il popolo aspettava speranzoso che il sogno si avverasse, che lo STADIO potesse diventare un BAZAR, dove tutte le paludi che lo circondavano potessero diventare delle strade, delle piste ciclabili, delle piste per correre, dei campi da tennis. I bene informati dicevano che entrambi sia Gaspare che Melchiorre strizzavano l’occhio al Paesano, però nessuno dei due sembrava avere un ascendete su Penelope che teneva stretto a se lo stemma araldico della squadra locale, fondamentale per la realizzazione della fantastica  CITTADELLA.

Il vissero felice e contenti devvero non mi viene di scriverlo, pur essendo dotato di molta fantasia…Del resto ognuno di noi DESIDERA CIO CHE VEDE!!!

CICALA FRANCESCO

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