La storia del Taranto cap (VII): da Fico a Pignatelli

fico.jpgNel 78-79 il Taranto affrontò il decimo campionato consecutivo in serie B, con nessun obiettivo ambizioso, solo una tranquilla salvezza. Sarà l’ultima stagione con al timone Fico, che entrò in contrasto col pubblico che gli rimproverava il non aver rinforzato la squadra. Fico annunciò la messa in vendita della società, salvo poi ritrattare non appena si presentò una cordata di imprenditori, tra cui Carelli e Greco. Il campionato iniziò male con 1 punto in quattro gare. L’allenatore Mazzetti chiese rinforzi, qualcosa arrivò ad ottobre, tra cui Giordano Galli, attaccante, dall’Anconitana in C. Darà il suo piccolo contributo di gol (5) in un attacco comunque asfittico. La salvezza arriva all’ultima giornata con un pari a Palermo. Retrocede il Foggia che va a fare compagnia a Nocerina, Rimini e Varese. L’estate si trascinerà in una trattativa infinita per il passaggio di proprietà tra Fico e la cordata con a capo Greco e Carelli. La fumata bianca arrivò ad agosto inoltrato e il Taranto passò di mano: Carelli, vorrebbe una squadra vincente e ingaggió, tra gli altri, Quadri e Roccotelli, due componenti dell’Ascoli che due anni prima aveva stravinto il campionato. Come allenatore arrivò Adelmo Capelli, dal Catania, un giovane di cui si dice un gran bene. Invece il campionato è sofferto, il girone d’andata disastroso viene mitigato da un ritorno migliore che permise al Taranto, nel frattempo affidato a Seghedoni, di ottenere la salvezza. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Lo scandalo scommesse, poi rinominato Totonero, portò a numerosi arresti e squalifiche in tutta Italia e anche il Taranto fu deferito per responsabilità oggettiva. Massimelli, il giocatore tesserato per il Taranto coinvolto nello scandalo, fu squalificato per un anno in primo grado, mentre il Taranto fu assolto. La CAF però inasprì la pena, aumentandola a tre anni per Massimelli e infliggendo un -5 al Taranto da scontare nel campionato 80-81. Carelli mollò la società deluso dalla situazione. La squadra dovette convivere tutta la stagione con il fardello della penalizzazione che alla lunga non lasciò scampo ai rossoblu. Fu retrocessione, ma senza il -5 sarebbe stata tranquilla salvezza. Rimane ancora negli annali la vittoria per 3-0 contro il Milan, in B a causa del totonero.

foto 1 - Taranto 8081-.jpgQueste le formazioni che scesero in campo il 7-12-1980 Taranto: Ciappi; Chiarenza, Beatrice,
Ferrante, Falcetta, Picano, Gori, Cannata, Mutti, Pavone, Cassano. A disposizione: Degli Schiavi, Scoppa, Intagliata, Fabbri e Fagni. Allenatore: Seghedoni.
Milan: Vettore; Tassotti, Maldera (46′ Vincenzi), De Vecchi, Minoia, Baresi, Buriani, Novellino I, Antonelli, Romano, Cuoghi (69′ Battistini). A disposizione: Incontri, Carotti, Bet. Allenatore: Giacomini.
Arbitro: Prati di Parma.
Marcatori: 44′ Mutti, 82′ Cassano, 85′ Mutti.
Note: ammoniti Gori e Picano; espulso Tassotti.

Dopo 12 anni finisce la parabola in B dei rossoblu che ripiombano, forse immeritatamente, in una C ormai lontana nei ricordi, un campionato tutto da scoprire. Per la serie C1 1981-82 i soci restanti, nominato Di Mitri presidente, affidano la panchina ad Angelo Carrano, tarantino e reduce dal miracolo Casarano e ingaggiano, tra gli altri, il centravanti Barbuti, dalla Sanremese. Ci si aspetta un campionato di vertice, invece la realtà sarà diversa. Un Taranto mai realmente in lotta per la B, termina il campionato undicesimo, in B ci vanno Arezzo e Campobasso. Nel 82-83, presidente Buonfrate, il Taranto piazza il colpo da 90 sul mercato ingaggiando Vito Chimenti, centravanti che aveva speso la sua carriera tra A e B, con Palermo Avellino e Pistoiese. Sembra l’anno buono per il salto ma, dopo un campionato spettacolare, i sogni s’infrangeranno a Salerno, nell’ultima gara, dove i rossoblu arrivarono appaiati in vetta alla classifica con Pescara ed Empoli. Circa settemila tarantini seguirono la squadra in Campania, ignari del clima da guerriglia che avrebbero incontrato, una giornata da incubo che avrà un cognome associato ad una località: Coppetelli di Tivoli. Due rigori non concessi, un espulso (Novellino), 0-0 il finale e B fallita per un punto. Si aprì una crisi societaria senza precedenti. Il Taranto affoga nei debiti.pign Un’estate di incertezza in cui si rischiò la non iscrizione, risolta in extremis dall’arrivo a furor di popolo del cav. Pignatelli, che sborsò di tasca propria qualche miliardo per pagare i debiti e ricostruire la squadra. Sarà uno dei presidenti più amati di sempre.

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