Il fenomeno Iacovone

Descrizione breve di un mito popolare

Gli anni 70 sono stati i migliori a livello sportivo del calcio Tarantino: 12 campionati consecutivi in serie B dal 1968-69 al 1980-81 rappresentano per il Taranto la striscia più lunga di sempre. Il campionato di B 1977-78 sembrava l’anno della definitiva scalata al gradino più alto, quella serie A che a ruota un po’ tutte le provinciali d’Italia (ma anche meno che provinciali) hanno assaggiato almeno per una stagione.

20061103084506!Erasmo_Iacovone_AS_Taranto.jpgIl Taranto affrontava il campionato con una squadra fatta di uomini che già da alcune stagioni giocavano insieme, con elementi di spicco con una buona carriera alle spalle o un ottimo futuro davanti. Un gruppo esperto nel pieno della carriera agonistica a cui meno di un anno prima s’era aggiunto un centravanti promettente proveniente dalla serie C, Erasmo Iacovone. In quegli anni la città era in continua espansione, si costruivano ponti e quartieri e mentre il reddito pro-capite era il più alto tra le province del Sud, la squadra di calcio aveva un ruolino secondo in Puglia solo al Foggia che faceva l’altalena con la A: il Bari era appena stato promosso dalla C dopo tre anni, il Lecce solo l’anno prima riuscì a rientrare tra i cadetti dopo 27 anni di terza serie. Un altro mondo rispetto ad oggi, non solo a livello sportivo. Il tifo per i rossoblu valicava i confini provinciali, anche il sentire popolare era differente, senza i mezzi di comunicazione di oggi, senza il calcio d’elite che entra in tutte le case a tutte le ore. Il solo modo per assistere ad una partita di campionato era andare al “Salinella” e gli avversari spesso si chiamavano Lazio, Sampdoria, Genoa, Atalanta, Cagliari o Verona. Senza considerare gli incroci con le big nazionali in coppa Italia.

Il Salinella, catino che incuteva timore, aveva fama di fortezza quasi inespugnabile e il Taranto vi aveva costruito salvezze anche miracolose; sembrava pronto ora ad assistere all’evento mai verificatosi prima, logica conclusione di un percorso sportivo di crescita continua. Il Taranto era in corsa per la promozione in A come non accadeva da 30 anni. Invece, lì dove avrebbe potuto esserci la festa promozione, quella sempre sognata ma mai neppure sfiorata, il popolo rossoblu si ritrovò, un pomeriggio di febbraio di 40 anni fa, a gremire gli spalti come in una partita vera. Tutti insieme per l’ultima di Iaco, un ragazzo che con la sua tragedia personale diventa emblema del sogno infranto di una comunità intera che, da allora, lo ha elevato a simbolo identitario della città. Iacovone, “il capocannoniere della serie B” era morto e la notizia apparí in prima pagina su tutti i quotidiani nazionali.

nordCome sarebbe andata se quel maledetto incidente non si fosse mai verificato non lo sapremo mai, ma la tragica vicenda ha influenzato certamente il carattere fatalista della gente di Taranto. Nel contempo, il mito ha avvicinato negli anni altri giovani al Taranto, ragazzi che senza aver mai visto le sue gesta, senza aver vissuto quegli attimi tragici, oggi gridano ancora il suo nome nello stadio a lui intitolato, in un legame indissolubile che va oltre le generazioni, tra la Taranto calcistica e la sua “unica bandiera”.

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