Derby o non derby?

“Nel corrente utilizzo giornalistico e popolare, si definisce derby una partita di calcio giocata tra due squadre della stessa città. Per estensione, il termine derby può poi venire utilizzato per riferirsi ad un incontro molto sentito fra squadre con accese rivalità agonistiche o che appartengono a una comune entità geografica.”

Questa definizione della parola “derby” tratta da Wikipedia esplicita inequivocabilmente cosa s’intende comunemente quando si usa questo termine riferendosi ad una partita di calcio. È evidente che il derby vero e proprio resta la stracittadina, ed in Italia ci riferiamo alle sfide di Roma, Milano, Genova, Torino e da una ventina d’anni a questa parte, a Chievo-Hellas Verona, per citare i derbies più conosciuti.
Per queste città il derby è uno solo, cioè la stracittadina, fatto salvo forse per il più recente derby di Verona, città in cui molti tifosi dell’Hellas continuano a considerare il Chievo un “fastidioso fenomeno transitorio seppur lungo ormai nel tempo” testualmente riportato da un commento di un tifoso del “vecchio” Verona.

Esistono anche derbies minori, spesso poco conosciuti perché disputati in categorie inferiori ma sentiti, come il derby di Crema (Crema-Pergolettese) e di Venezia (Venezia-Mestre) o il recentissimo Piacenza-Pro Piacenza.
A Taranto ci sono state delle stracittadine, in C (contro Pro Italia e Pietro Resta tra gli anni ’30 e ’40) e addirittura in B nel ’46-’47, quando Arsenale e Taranto per la prima e unica volta s’incontrano in campionato prima di fondersi l’anno seguente.

L’allargamento del concetto di derby su base regionale o comunque basandosi su qualche affinità geografica (vari derby del Sud di cui il più importante è Roma-Napoli, il derby degli Appennini Fiorentina-Bologna, fino ad arrivare al derby d’Italia tra Juve e Inter) ha portato l’appellativo di derby a sfide anche tra squadre di province e regioni diverse.
Per quanto sopra, per i bergamaschi il derby è col Brescia, per gli spezzini con la Carrarese, il Pescara con l’Ancona, il Messina con la Reggina, il Pisa col Livorno, il Piacenza con la Cremonese,  l’Ascoli con la Samb, il Frosinone col Latina. Per Foggia, Taranto e Lecce il derby è col Bari, seppur siano derbies sentitissimi gli incroci tra tutte le pugliesi capoluogo.

Complice la caduta in serie minori di club storici e l’ascesa di altri, molti nuovi derbies non hanno certo l’appeal di quelli storici, come per esempio, Cittadella-Padova, Sassuolo-Bologna, Entella-Spezia, Frosinone-Lazio/Roma, ecc…
Si assiste allora al non considerare degno dell’appellativo di derby da parte di tifoserie con trascorsi più “nobili” le sfide con squadre e tifoserie meno importanti sul piano della storia del club.

Per i tifosi del Taranto il derby per eccellenza resta quello col Bari, anche se quello più giocato è col Lecce, che è anche il derby con più precedenti in campionato di tutta la Puglia, ben 68. Col Bari i precedenti si fermano a 40, sopravanzati dalle sfide al Foggia, 66, e da quelli col Brindisi con 42 precedenti. Quindi il derby forse più sentito è solo quinto in quanto a precedenti in campionato, oltre a mancare da 25 anni.

Gli altri club di Puglia, dal Barletta (28 precedenti col Taranto) all’Andria (14), passando per Trani (22), Molfetta (25), Gallipoli (12), Casarano (12), Martina (18), Bisceglie (22), Monopoli (12), Manfredonia (19) e il prossimo avversario, il Nardò con cui domenica ci sarà il 22mo confronto della storia, vengono tutti considerati con un certo snobismo dai tifosi rossoblu, forse poco attinente al momento storico che stiamo vivendo.

Più propriamente potrebbe essere solo un refuso psicologico non considerare derby le partite con avversari non espressione dei capoluoghi delle cinque province storiche di Puglia. O forse il voler esorcizzare il momento, lunghissimo per la verità, di difficoltà sportiva del Taranto, sempre più spesso scavalcato e a volte anche umiliato da club di piccole realtà di provincia, che trovano nel match con i rossoblu motivazioni da partita dell’anno. E non è certo colpa loro. Ma tant’è, non ci possono essere mille derby, perché si rischierebbe di perdere anche il senso del termine, già di per sé abbastanza allargato e forse abusato.

In definitiva, è derby una partita considerata tale da entrambe le tifoserie, in una sorta di riconoscimento reciproco non dichiarato, risultato di fattori oggettivi, tra i quali i precedenti, l’affinità geografica e la rivalità reciproca.

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