I FANTASTICI ANNI 80

Non potrei mai ricordare quale sia stata la mia prima volta allo stadio. Avrò avuto più o meno sei-sette anni, ma ho immagini abbastanza confuse. Ricordi della stagione ’82-’83 e della successiva con promozione in B nell”83-’84, quella con Paese, Frigerio, Sgarbossa, Boccafresca, Di Giaimo, Chimenti e Fracas. Tante partite, seguite dalla curva Sud.
Ho avuto modo di vivere i magici anni 80, quando in serie A giocavano i migliori stranieri dell’epoca, ma anche qualche presunto campione in stile Aristoles de “L’allenatore nel pallone”. Si dà il caso che il primo ricordo nitido che ho è un Taranto-Cagliari durante il quale avvenne una sostituzione per i sardi ed entrò in campo un certo Uribe, che qualcuno nato tra gli anni 60 e 70 ricorderà.Uribe_Julio_Cesar.jpg Nazionale peruviano, arrivò in Italia dopo il mundial 82, preceduto dal lusinghiero appellativo di “diamante negro” una sorta di nuovo Pelé, ma presto si rivelò una specie di oggetto misterioso.

Facendo una rapida ricerca, ho individuato la partita, coppa Italia del 9 settembre 1984, Taranto-Cagliari 1-2 con reti di Traini per il Taranto su rigore e rimonta sarda firmata Venturi e autorete di Tortorici.
Uribe entrò nella ripresa tra i commenti incuriositi del pubblico per un giocatore visto in TV al mondiale contro l’Italia, terzo nel pallone d’oro sudamericano dietro nientemeno che a Maradona e Zico. Un giocatore fenomenale che avrebbe riportato il Cagliari ai fasti di Gigi Riva, almeno questa era l’intenzione del presidente del Cagliari annunciandone l’acquisto. Col connazionale Barbadillo, che invece andò all’Avellino, inchiodò l’Italia sull’1-1, nel girone iniziale del mundial ’82, con Bearzot che temeva le giocate di Uribe.

Gli anni 80 sono stati un decennio durante il quale il calcio ebbe una partecipazione popolare mai più raggiunta in seguito. Lo straniero che veniva dal Sudamerica era preceduto sempre da racconti di vere o presunte gesta leggendarie. Lo è stato per molti fuoriclasse come Maradona, Zico e Falcao, altri però non soddisfavano le attese. Uribe fu uno di questi. Vincitore di scudetti e della Libertadores in patria, lo voleva la Roma di Liedholm, ma andò al Cagliari, dove nonostante le prestazioni non eccelse, due soli gol nella prima stagione di A, divenne comunque un idolo per i tifosi, che lo volevano in campo. Diverso il punto di vista dei vari allenatori che si susseguirono sulla panchina dei sardi nei tre anni di permanenza del peruviano, e che spesso facevano a meno delle sue prestazioni. Definito lento e compassato per il calcio italiano, di lui si ricordano poche cose fatte in campo, ed un caso increscioso: fu protagonista di un lancio di banane dalla curva in un Verona-Cagliari 2-2 dell’82-83, forse il primo caso del genere di sempre, perlomeno in Italia, partita nella quale andò in gol di testa su uscita a vuoto di Garella.

Un bel gol al Bari nell”84 in B per un Cagliari vincente dopo cinque sconfitte iniziali consecutive e poi nulla più fino alla rescissione del contratto e il ritorno in Sudamerica, non prima d’aver definito il calcio italiano troppo violento, tanto da dichiarare «Sì al calcio, no alla violenza» nella sua ultima intervista italiana.
Il Cagliari a fine stagione retrocesse in C1, ma il caso Taranto-Padova riscrisse la classifica, con i veneti condannati per illecito e retrocessi a tavolino al posto dei sardi…

 

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