H. Molinari “bomber de La Plata”, un’altra storia rossoblu senza lieto fine.

Domenica da sfida inedita per il Taranto che affronta il Gravina allo Iacovone. L’unico precedente è la gara di andata, vinta dai rossoblu per 1-0 con gol di Ancora.
Il Gravina annovera tra le proprie fila alcuni ex rossoblu: Balzano, Mbida e soprattutto Hernan Rodolfo Molinari.

Il centravanti di La Plata, classe ’82, ha trascorso una stagione e mezza a Taranto, conquistando tutti con le sue giocate e lo straordinario fiuto del gol.
Ha segnato in tutte le maniere, su azioni personali, di rapina, calci piazzati e poi in rovesciata, di testa, di destro, di sinistro e persino di mano.

Molinari arrivò a Taranto nel novembre del 2012, l’anno del fallimento e della ripartenza dalla D. Sconosciuto pressoché a tutti, si scoprì che aveva segnato sempre caterve di gol tra serie D ed Eccellenza.
Proveniente dall’Amiternina, squadra abruzzese, fu inserito in un gruppo in piena rivoluzione dopo il disastroso inizio di campionato che relegò i rossoblu in piena zona retrocessione. La squadra di mister Pettinicchio fu completamente rifatta ed ebbe in lui e nel presto inseparabile amico Mignogna i due trascinatori principali.
Segnò il primo gol in rossoblu nella partita persa 3-1 a Francavilla in Sinni, l’1-1 momentaneo su punizione. I suoi gol da lì in poi garantirono la salvezza tranquilla ai rossoblu, mentre quel numero 9 argentino diventava Hernan Molinari, l’idolo dei tifosi.

Si perché tra Hernan e Taranto è stato amore a prima vista. Lui ha avuto il merito di risvegliare il tifo rossoblu, ha emozionato la gente con le sue giocate e i suoi gol, riportando l’entusiasmo dopo il ciclone abbattutosi nel 2012.
Forse è stata la splendida girata di Foggia, col pallone che saettò sotto la traversa, la scintilla che ha fatto nascere una storia d’amore reciproca tra un popolo tifoso in cerca di un nuovo re e un ragazzo che allo Iacovone immaginava di calcare i campi della serie A argentina dove gioca la sua amata squadra, l’Estudiantes.images
Taranto per lui ha rappresentato più di un semplice approdo di passaggio in una carriera senza le luci della ribalta della serie A o della B. Le emozioni di sentire 10mila persone gridare il tuo nome dopo un gol, per un calciatore che aveva fatto, volente o nolente, del dilettantismo la propria dimensione, sono un sogno che si realizza, nonostante l’età che avanza e che impedisce quasi completamente ogni possibilità di accedere a categorie più elevate.

Il gol al Matera l’apice del godimento. Stacco di testa come solo un numero 9 vecchia maniera. L’1-0 finale poneva il Taranto in una posizione di vantaggio in classifica che faceva sognare il quasi immediato ritorno tra i pro.
Il gol a Marcianise, bellissimo anche quello, l’illusione e la triste realtà di un calcio marcio e di una società non all’altezza. Il 2-2 finale fu la fine di tutto.

molinari_esulta_ssevero.jpgLa solita estate balorda del calcio Tarantino, un trasferimento improvviso e controverso al Brindisi, vissuto come un tradimento dalla tifoseria, da lui sempre respinto, che ha lasciato un nodo alla gola a tanti tifosi. Per lui un addio dopo 46 partite e 35 gol in campionato.

L’anno seguente con la maglia del Brindisi, le prestazioni abuliche contro il Taranto sintomo di disagio nell’affrontare quei colori e quel pubblico che pochi mesi prima inneggiava al suo idolo e ora lo subissava di fischi. Quel pubblico che lo aveva prontamente sostituito col nuovo eroe Genchi.

Ha trascinato la Fermana alla vittoria del campionato lo scorso anno, questa stagione parentesi a Varese e poi il trasferimento a Gravina dove in 11 presenze ha segnato 6 gol.

Al di là di ogni considerazione, restano indelebili le emozioni, i gol e i gesti tecnici del “bomber de La Plata”, un’altra storia senza lieto fine, come tante volte succede a Taranto.

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