No alle squadre B. No al calcio moderno!

La serie C dovrà essere riformata a causa delle difficoltà economiche dimostrate da parte di decine di club ogni anno. L’abbiamo sentito centinaia di volte negli ultimi anni. Il che porterebbe a pensare che la soluzione logica sia l’abbattimento dei costi, oltre che una riduzione dei club professionistici.

Invece la direzione che si vorrebbe intraprendere è un’altra. Mantenere questo format inserendo, al posto dei club che non si iscrivono, le squadre B della serie A.
A quale titolo, con quali regole e con che dinamiche e tempistiche ancora non è certo. Ci sfugge però quale sarebbe il nesso tra l’insostenibilità economica della serie C e la soluzione d’introdurre le squadre B.

Forse la soluzione ideale sarebbe intervenire in modo drastico sui bilanci delle società alla voce costi, che spesso superano di gran lunga le entrate al botteghino, unica vera fonte di sostegno per la terza serie, oltre al portafogli del presidente di turno.

Sarebbe sufficiente un taglio netto sugli organici, che dovrebbe coinvolgere anche A e B.

Tornare ad una C a due gironi per esempio. Con vincoli stringenti per l’utilizzo dei ragazzi provenienti dal proprio settore giovanile in modo da obbligare le società ad investire di più sui giovani (e non prestiti ad hoc solo per rispettare l’assurda regola degli under).

In tal modo ci sarebbe maggiore radicamento sul territorio, oltre al capillare lavoro di scouting che solo la presenza dei club di provincia possono assicurare, il che garantirebbe anche ai talenti in erba delle province più lontane dal “grande calcio” qualche possibilità in più di essere scovati, con ricaduta positiva sul piano sociale, soprattutto verso le periferie delle città del Sud. Con beneficio di tutto il movimento, Nazionali comprese.

Invece si va verso una sorta di regalo per i grossi club di A, che in un colpo solo taglierebbero i contributi verso la C e avrebbero la possibilità di parcheggiare giocatori non strettamente necessari alla prima squadra in questa specie di cloni chiamate squadre B.

Un concetto, quello delle seconde squadre, che fino a quindici-venti anni fa mai avrebbe attecchito, in un’Italia pallonara ancora lontana dall’essere fagocitata dal calcio televisivo e dai suoi tanti effetti collaterali, che hanno reso il cosiddetto “calcio moderno”, sempre più tecnologico, sempre più virtuale ed omogeneizzante, oltre ad allontanare la gente dagli stadi, con danno irreparabile per le serie minori.

Un calcio che non vuole la gente allo stadio, soprattutto nelle serie minori, e che sposta la B al sabato per non disturbare la A. Ora si prendono anche la C, il campionato delle cento città, il campionato dei campanili diventa il torneo dei cloni della serie A.

Che tristezza.

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