ribadiamo il concetto: NO ALLE SQUADRE B. NO AL CALCIO MODERNO.

Situazione che si preannuncia ingarbugliata. Stiamo parlando del probabile innesto delle squadre B in serie C che, come annunciato dalla Figc la scorsa settimana, dovrebbero partire già dalla prossima stagione.

La serie B è sul piede di guerra, nessuno in realtà si aspettava che fosse prevista la possibilità di promozione per le seconde squadre. Facile capire la preoccupazione di chi in B fa salti mortali per andare avanti (e parliamo di club che hanno fatto la storia del calcio di provincia e del calcio italiano in generale). Un giorno, magari non lontano potremmo avere una serie B con 7-8 seconde squadre. Mezza serie A “clonata” in serie B.

È paradossale cercare di far passare l’idea che i giovani italiani (ultimamente) non riescano ad emergere perché qui in Italia non ci sono le squadre B. E che la Nazionale non si sia qualificata ai mondiali perché non abbiamo seconde squadre che sfornano gli Iniesta o chissà chi. Senza considerare che la Spagna, nonostante ha una cultura radicata sulle squadre B, ha vinto qualcosa a livello di Nazionale A solo negli ultimi 10 anni.

Ci si dimentica di decenni in cui la nostra nazionale e i nostri club hanno vinto con giocatori che provenivano sia dai settori giovanili dei grossi club sia facendo la gavetta nelle serie minori. Un esempio su tutti il Milan dominatore in Italia e nel mondo per quasi vent’anni, con i Costacurta (sic), Maldini, Baresi, Tassotti, Albertini, Ambrosini, Evani, tutti provenienti dal settore giovanile. Più altri pescati qua e là nei club di provincia, come Donadoni e Pippo Inzaghi, quest’ultimo prelevato dalla Juventus, ma con gavetta a Piacenza e Bergamo e che in un’intervista disse di aver imparato i movimenti da Totò De Vitis a Piacenza.

È evidente che ci sia un gap generazionale, ma forse il motivo bisogna ricercarlo in una diversa impostazione degli stessi settori giovanili, ormai pieni, come le prime squadre, di giocatori stranieri.

Da più parti però, più o meno interessate, arrivano apprezzamenti per la riforma, Aic su tutti. Onestamente non capiamo bene perché il sindacato dei calciatori consideri una manna dal cielo l’introduzione delle seconde squadre. Che, a nostro avviso, toglieranno ulteriore possibilità di giocare ai professionisti italiani che fanno della C (e della B) la loro dimensione, per scelta o per forzatura.

Giocatori che dovranno per forza di cose trovarsi un posto tra i dilettanti. Dove peraltro l’assurda regola degli under riduce la possibilità di giocare, oltre a creare illusioni in maree di terzini e portieri poco più che maggiorenni che smettono non appena diventano over.

La debolezza economica dei club di C rende la vita facile a chi ha imposto senza alcun confronto tra le parti una riforma che entra come un pugno nello stomaco di quei tifosi che, come noi, segue da sempre le categorie minori, poiché è là che nostro malgrado giocano le nostre squadre. Da sempre.

Sì, perché è il caso di evidenziare che c’è ancora chi invece della serie A preferisce vedersi un Altamura-Taranto, nonostante il “calcio moderno” spinga il pubblico verso l’uniformità di pensiero.
E come noi ci sono milioni di tifosi che, anche se alcuni “doppiofedisti”, amano la squadra della propria provincia, della propria città, addirittura del proprio quartiere.
Gente abituata a derby accesissimi, spesso con tantissimi precedenti, molto più di tante partite che si vedono in A oggi.

Intanto i playoff in D vanno avanti, col dubbio se servano a qualcosa.
Il caos che si intravede dopo i segnali d’insofferenza che provengono dalla lega B che ha minacciato finanche il blocco del campionato, potrebbe aprire ulteriori scenari, per una riforma che potrebbe subire modifiche, nella tempistica o nel regolamento. Almeno speriamo.

Restiamo alla finestra, auspicando un ripensamento che porti a riforme condivise, che diano benefici a tutti, non solo alle solite insaziabili “grandi”, a cui tutto è concesso dall’alto di una posizione predominante, sia a livello economico che meramente sportivo.

Intanto ribadiamo il concetto: NO ALLE SQUADRE B. NO AL CALCIO MODERNO.

 

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